Appuntamenti fissi con le Fiere e i tradizionali Mercati della Sabina:
Terza Domenica del Mese:
Via 24 Maggio-Passo Corese "Esposizione e degustazione prodotti enogastronomici regionali" (Periodo invernale)
IV° domenica di ogni mese a Monterotondo "Mostra mercato antiquariato I SENTIERI DEL GUSTO E DELLE IDEE - MERCATO DEI PRODOTTI BIOLOGICI, TIPICI E NON SOLO..."
Ogni giovedì mercato a PASSO CORESE in via dei bretoni
Ogni venerdì a Poggio Mirteto "TRADIZIONALE MERCATO"
Il sabato mattina a Montopoli in Sabina (località Fuori Dazio) "MERCATO POPOLARE"
3° Domenica di ogni mese a Gavignano "FIERA MERCATO E BESTIAME"
3° Domenica di ogni mese a Rieti "FIERA DELL'ANTIQUARIATO"
I° Domenica di ogni mese "GRANDE FIERA A OSTERIA NUOVA (RI)"
Quarta Domenica del mese
a Tarano - "AREA MERCATO"
Ultima Domenica del mese a Monte San Giovanni - FIERA DI MERCI
Tutti i Sabati a Magliano Sabino si tiene un mercato di merci varie: piante, abbigliamento, alimentari e molto altro ancora...
Ass.amici del Parco di Palombara Sabina organizza ogni ultima domenica di ogni mese
APRITI COFANO mercatino amatoriale,dove poter mettere in vendita vecchi oggetti
Ogni I° domenica del mese a Fiano Romano appuntamento con il tradizionale mercatino artigiani, alimentari di diverse regioni, antiquari dalle 9.00 alle 19.00 parcheggio "Belvedere"
La bella Fiorana La torre dell’orologio di Poggio Mirteto all’epoca di cui si narra, e cioè agli inizi del XII secolo, si presentava con una forma diversa dall’attuale, trattandosi di torre a difesa della sottostante porta superiore d'accesso al paese, ed essendo dunque munita di merli e di un
I precursori dell'aerostato Le cronache Farfensi del XIII secolo narrano di una guerra, per futili motivi d'egemonia, fra Poggio Mirteto, all’epoca castello feudale, e Montorso (oggi Castellacce), altro castello situato sopra l’omonima collina a guardia del Tevere, durante la quale si ebbe una tregua proclamata dai signori dei due castelli contendenti.
Questa temporanea sospensione delle attività bellicose tra i due Castelli avvenne nel periodo di pasqua, quando le parti
corridoio d’accesso diretto con il castello.
Proprio quest'accesso permetteva alla famiglia feudale del Conte di S. Cosimo di scrutare la vallata sottostante, per prevenire le continue incursioni saracene.
Il feudatario del tempo aveva due figli: l’intrepido cavalier Rolando e sua sorella Fiorana, la quale era nota per la sua straordinaria bellezza, che suscitava ammirazione per le sue caratteristiche di armonia, grazia e perfezione, come ci riportano le cronache dell’epoca.
La sua beltà era tale da essere decantata da poeti e trovatori, ed insieme a suo fratello Rolando era l’idolo del paese, poiché oltre che bellissima era anche una valorosa guerriera sul campo di battaglia.
Un giorno ella incontrò una zingara, la quale le predisse di vedere il suo amato cavaliere, tra baci d’amore e lacrime di morte, e senza aggiungere altro scomparve.
Spesso durante la notte la bella Fiorana amava passeggiare, di bianco vestita, sul terrazzo della torre dell’orologio, e fu proprio in una di quelle notti che incontrò un cavaliere che le fece palpitare il cuore con le sue canzoni d’amore a lei rivolte.
Dopo quella notte altre ancora ne seguirono, accompagnate dalle dolci note di quel giovane del quale non seppe mai il nome.
Purtroppo i tranquilli giorni al castello finirono, e venne il tempo della guerra, per causa delle orde saracene che giù nella valle si preparavano a dar battaglia alla fortezza di Poggio Mirteto.
Fiorana, indossata la scintillante armatura che racchiudeva tutta la sua bellezza, si precipitò insieme a suo fratello Rolando e a tutti i suoi soldati all’assalto di quel drappello saraceno che insidiava le campagne circostanti il castello.
Nel pieno della pugna, tra lo sfavillar di lame, l’audace Fiorana venne a singolar tenzone con un valente nemico, e tanto lo scontro fra i due era aspro che il fratello, avendo visto Fiorana in difficoltà, venne in suo aiuto chiamandola per nome.
L’avversario udendo quel nome abbassò lo scudo e si tolse l’elmo, nel preciso attimo in cui Fiorana si lanciava contro di lui con la sua spada, e fu colpito mortalmente.
Solo in quell’attimo Fiorana riconobbe nel proprio avversario il bel cavaliere che la notte l’allietava con le sue melodiche note d’amore: la profezia della zingara si era purtroppo avverata in tutto il suo tragico epilogo.
Il dolore per aver dato ella stessa la morte al suo amato fu tale che la bella Fiorana impazzì, e nella sua lucida follia tutte le notti continuò ad affacciarsi sulla terrazza della torre, nella vana speranza di poter riascoltare le parole d’amore del bel cavaliere.
Quando finalmente si rese conto dell’inutilità della sua attesa, in una bella notte d’estate decise di raggiungere il suo amato, gettandosi dall’alto del bastione.
Otto secoli sono trascorsi da allora, ma molti giurano ancor oggi di aver udito, nelle notti più silenziose, i sospiri di un anima che non sì da pace per la sua tragedia d’amore.
Fine...
avverse, trovandosi di fronte, pronte ad armeggiare, sentendo il suono delle campane che annunciavano la ricorrenza Cristiana, decisero di deporre le armi per un giorno intero, e di festeggiare la momentanea tregua con i giochi allora in voga, come i tornei di destrezza sui cavalli, le quintane… e il palo della cuccagna, consistente in un legno conficcato nel terreno e ben ingrassato, per rendere la sua ascesa il più impervia possibile, alla cui sommità fu posta una pizza di Pasqua.
Basta solo chiudere gli occhi per immaginare il fermento dell’epoca intorno a tale avvenimento, e più passava il tempo, più il fervore della festa si stringeva attorno a quell’altissimo palo, diventato ormai il simbolo morale di vittoria tra le due parti contendenti.
Purtroppo, giunti ormai al calar del sole, nessuno era ancora riuscito a raggiungere la cima e ad agguantare l’agognato premio, quando all’improvviso, allo squillar di trombe, si videro sopraggiungere sul posto, provenienti dalle alture del castello di Poggio Mirteto, un gruppo di giovani che portavano con loro un voluminoso e strano marchingegno che suscitò la curiosità di tutti i partecipanti alla festa.
Coloro che portavano tale diavoleria accesero un fuoco vicino al palo e, dispiegatovi sopra l’involucro, questo incominciò a gonfiarsi, e un'enorme massa di carta rinforzata con della tela, prendendo presto la forma oblunga di un pallone, tra la meraviglia dei presenti, cominciò ad alzarsi in cielo, e a quel punto un giovinetto vi si aggrappò sollevandosi da terra per raggiungere l’alta cima del palo della cuccagna, riuscendo con un pugno a far cadere la pizza di Pasqua.
La folla, che era rimasta sino ad allora in silenzio, tanta fu l’incredulità, si lasciò andare in un infinito applauso di gioia, tanto che al giovine fu decretato l'onore della giornata.
Era il primo pallone della storia dell’uomo ad innalzarsi nei cieli, per opera d'umili persone di Poggio Mirteto, cui va il vanto e l’onore di aver preceduto il talento dei fratelli Montgolfier.
Fine...